Ringrazio la rivista Vivesani per aver menzionato il mio blog
Essere bambini nel Medioevo non era facile, non solo e non tanto per ragioni pratiche, quanto a causa delle superstizioni e delle assurde credenze di cui era infarcita la società.
Una di queste, che poteva portare anche a gravi conseguenze, riguardava il pianto del neonato, ovvero quanto di più naturale possa esistere trattandosi dell’unica forma di espressione evidente di cui i più piccoli sono capaci, solo che all’epoca esso era considerato un segno del demonio e pertanto qualcosa da temere.
A supporto di questa teoria furono addirittura pubblicati dei testi in cui venivano analizzate una ad una queste presunte manifestazioni del Maligno: bambini che camminavano carponi, che emettevano suoni inarticolati e mangiavano di tutto erano chiaramente posseduti.
Cosa fare allora?
Ovviamente bisognava tentare di proteggerli con ogni mezzo, il che di solito si traduceva nel riempire la loro culla con ogni sorta di amuleti, che avevano il compito di tenere lontani gli spiriti cattivi.
L’insopportabile fasciatura cui venivano sottoposti per mesi gli infanti, oltre ad evitare loro di incorrere in possibili storture degli arti (https://www.pilloledistoria.it//3739/medioevo/nascere-nel-medioevo), doveva servire anche a limitarne il pianto grazie alla compressione sul torace.
La convinzione dello stretto legame tra pianto e diavolo, portò a volte a comportamenti di indicibile crudeltà, come quello di uccidere i bambini che piangevano troppo (Foto da: mammemarchigiane.it).
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