Ringrazio la rivista Vivesani per aver menzionato il mio blog
Tra i nuovi alimenti giunti da Oltreoceano dopo la scoperta dell’America (1492) sulle tavole degli italiani, il pomodoro fu quello che riscosse minore successo, soprattutto perché giudicato di gran lunga meno saziante rispetto ad altri cibi, patate e mais sopra tutti.
Per tale ragione troviamo citata per la prima volta la salsa di pomodoro solo nel 1690 e dobbiamo aspettare addirittura il 1839 per trovarla abbinata alla pasta come condimento.
L‘Unità d’Italia portò ad un cambiamento del trend.
Le regioni settentrionali del Paese vennero a conoscenza dei succulenti pomodori da tempo coltivati con successo nell’ex Regno delle due Sicilie e a Felino, un piccolo centro vicino Parma, nel 1874 un’azienda ebbe la brillante idea di iniziare a produrre concentrato e conserva di pomodoro su scala industriale.
La passata di pomodoro, da allora, entrò nelle nostre cucine per non uscirne più.
La trovata, che apportò un significativo cambiamento nelle abitudini alimentari del Belpaese, ebbe anche, come pure era nelle intenzioni, un importante risvolto economico e sociale.
Gli operai di prosciuttifici e salumifici, che d’estate restavano disoccupati (non esisteva ancora la refrigerazione, pertanto il maiale veniva lavorato solo nei mesi invernali), potettero essere impiegati in questa nuova attività.
Da un’idea all’altra: Francesco Cirio, poco dopo, fu il primo a produrre pomodori in scatola, i cosiddetti pelati (Foto da: cheibei.it)
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